
L'avevo detto che avrei dedicato un post ai testi letti e ai film visti durante la stagione passata, indicando ciò che ho più o meno amato, ebbene, eccomi qui. Temo che mi ci vorrà più di un resoconto per completare il discorso, ma visto che da qualche giorno ho messo il turbo e sono carica di ottimismo sento il dovere morale di iniziare con ciò che più ho adorato nella mia lunga carriera di lettrice e non sarà una sorpresa per voi scoprire che i libri di cui sto per parlare appartengono a
Stephen King, mi riferisco alla saga de "
La Torre Nera", che mi ha praticamente risucchiata in un altro mondo per tutta la durata della lettura.
La serie è composta da 7 libri:
Ho cominciato "
L'ultimo cavaliere" senza troppo entusiasmo, dato che avevo appena terminato "
Gli occhi del Drago", secondo me il peggior libro in assoluto del Re (mentre andavo avanti con la storia mi domandavo: "Ma lo ha scritto davvero lui? Siamo sicuri?") e invece il mio cervello ha avuto una reazione che non aveva da... Non so, penso che una reazione così non l'abbia mai avuta a niente: non sono riuscita a smettere di leggere fino all'ultima parola dell'ultimo volume (quando arrivano le dolenti note) e, mentre macinavo pagine su pagine, cercavo di immaginarmi che cosa sarebbe successo dopo, come quando ero piccola. Ho esaurito il tutto in meno di due settimane e il mio fidanzato può confermarvi che il mio entusiasmo era quasi intollerabile per chi non è un'integralista di King come me, forse solo un appassionato lettore come
Recchioni può capirmi, ma anche
Annie Wilkes, temo. Cosa ha contribuito a lasciarmi risucchiare da questa storia?
Innanzitutto, l'ambientazione è già esaltante di per sé: il fumetto non si avvicina nemmeno lontanamente a rendere l'idea di quel mondo "consumato", o meglio, "andato avanti" in cui "L'ultimo Cavaliere" si muove: è troppo "cool" il fumetto... Roland è un eroe triste.
I personaggi sono plasmati in modo ineccepibile (ma questa non è una novità per King) ed è impossibile non affezionarsi al ka - tet di Roland e non lasciarsi coinvolgere dalla loro ricerca: se non ci riuscite avete ucciso il bambino che è in voi. Trovo che i comprimari siano più affascinanti del protagonista, sebbene Roland abbia una personalità complessa e ben definita: io mi sono innamorata di Eddie Dean, lo trovo irresisistibile, di Susannah farei la mia confidente, Jake lo adotterei, Oy, la loro mascotte, me la terrei in casa, se potessi.
Devo aggiungere che questo testo è un bignami dell'opera omnia del maestro: c'è
padre Callahan (Salem's Lot),
Patrick Danville (il ragazzo che doveva essere assolutamente salvato in "
Insomnia"),
Ted Brautigan (
Cuori in Atlantide),
Randall Flagg ("
L'ombra dello Scorpione"e, purtroppo, "
Gli Occhi del Drago") e chi più ne ha più ne metta, se metto tutti i riferimenti ci faccio notte. Non ci crederete, ma chi è partito per il Re come lo sono io si diverte a ritrovare certi vecchi amici.
La terminologia usata contribuisce non poco ad aiutare il lettore a immergersi nell'avventura e certi particolari, come il concetto di "sottilità" e quello di "ka - tet", l'operare dei "Frangitori" e il mantra usato dai pistoleri prima di sparare, riportato qui di seguito:
"Io non miro con la mano
Colui che mira con la mano ha dimenticato il volto di suo padre.
Io miro con l'occhio.
Io non sparo con la mano
Colui che spara con la mano ha dimenticato il volto di suo padre.
Io sparo con la mente.
Io non uccido con la pistola.
Colui che uccide con la pistola ha dimenticato il volto di suo padre.
Io uccido con il cuore"
...mi hanno davvero fatto sognare mondi, però... sì, c'è un però: dopo tutto questo c'è la fine... e sono cazzi!!! Non starò a dilungarmi ulteriormente: la mia delusione è stata paragonabile all'entusiasmo cieco che mi ha accompagnata per tutta la lettura. Non è una questione di gusto personale, il fatto è che il finale proprio non torna, viste le sue capacità, deve averlo scritto in fretta e furia, tanto per terminare una saga che lo aveva stancato e accontentare chi aspettava una conclusione da tempo. Se lo comentassi, lo svelerei e non posso certo farlo... Lascio a voi l'ardua scelta: vale la pena di leggersi 7 libri per arrivare ad un epilogo che di sicuro non è all'altezza di tutto il resto? Per quanto mi riguarda la risposta è sì: il bello non è nel raggiungimento dello scopo, ma sempre nel viaggio, ricordatelo bene, e questo potrebbe essere indimenticabile, quindi... Datemi retta, vale la pena farsi un giro, anche soltanto per salire su Blaine il Mono... Buona lettura e... Lunghi giorni e piacevoli notti!