
Marianna lo sapeva bene, nonostante la sua giovane età: la bruttezza è la più grande discriminante nella vita. Sua sorella maggiore, Sara (a cui voleva bene, ma che sapeva essere davvero acidissima quando ci si metteva), le aveva impietosamente raccontato alcuni aneddoti riguardo alla sua nascita. La mamma era contentissima di avere un'altra femminuccia, soprattutto dopo quello splendore di primogenita, ma quando le portarono Marianna la guardò senza dire niente, impietrita, e nemmeno il papà osò fare commenti. Tutti i parenti e amici che vennero a salutare la nascitura riuscirono al massimo a sbilanciarsi in un: “Crescendo diventerà carina come la sorella”, con una falsità ben distinguibile nella voce, ma non fu così, o almeno, ancora non c'erano stati cambiamenti di sorta. Non si era mai vista una bambina più brutta, le ricordava sempre Sara quando litigavano. Di sicuro era un commento di cattivo gusto, ma Marianna sapeva che era vero ed il suo era il giudizio più impietoso di tutti: quando si guardava allo specchio non riusciva a non piangere... A 10 anni compiuti era più bassa di almeno dieci centimetri rispetto alla media delle compagne, non era obesa, ma di sicuro aveva qualche chilo di troppo (forse anche a causa dei frullati al latte condensato che la mamma le dava per merenda tutti i giorni... Per addolcirle la vita, diceva), aveva il naso troppo lungo (i suoi genitori le dicevano che non era vero, ma sapeva che i compagni la chiamavano proboscide alle sue spalle...) e lineamenti grossolani (... quando non la chiamavano scimmia, s'intende). Marianna avrebbe potuto enumerare i suoi difetti per ore senza fermarsi e anche se gli adulti e le poche amiche le dicevano che l'aspetto non contava niente, che la cosa più importante era l'interiorità, lei, mangiando ciambelle al cioccolato davanti alla tv, con gli occhi sulle silfidi che sfilavano in passerella o che recitavano nei serial più famosi, sapeva che mentivano e che lei, con quelle fattezze disgraziate, non si sarebbe mai sentita completamente felice. Durante la sua giovane vita aveva lavorato alacremente sul suo carattere ed il suo sforzo aveva dato i suoi frutti: non era popolare, ma aveva qualche amicizia ("Poche, ma buone" diceva sempre la mamma), era brava a scuola, ma non secchiona e aiutava tutti quando poteva, perciò raramente era presa di mira in modo aperto e la sua vita scolastica, fino a quel momento, era stata sopportabile, anche se c'erano stati dei particolari che, anno per anno, le avevano ricordato il suo handicap: il fatto che i suoi compagni più cool avessero disertato la sua festa di compleanno in prima elementare, che in seconda Simone, il bambino più carino della classe, avesse detto che trovava attraenti tutte le sue compagne tranne lei, il fatto che le altre bambine non parlassero mai con lei di moda e fidanzatini, come se lei fosse una specie di appestata... Queste stilettate erano micidiali per lei e, essendo intelligente, sapeva che alle medie sarebbe stato peggio. Già si figurava in mezzo ad estranei in tutta la sua esasperante bruttezza. L'ultimo insulto l'aveva ricevuto da Jennifer, il cui nome straniero si intonava perfettamente con il suo aspetto: a 11 anni sembrava la sorella minore di Barbie ed era popolare come la maggiore... Tutti stravedevano per lei, ma lei aveva un particolare culto per l'immagine (d'altronde era figlia di una modella) e amava circondarsi di belle persone, come amava dire. Ebbene, Jennifer non l'aveva invitata al suo compleanno e la cosa che più le faceva male era che aveva invitato quasi tutti (persino le sue amiche, le quali le avevano promesso di non andare per solidarietà) e che aveva escluso solo lei e Carlo, un bambino che era evitato da tutti per il suo cattivo odore. Marianna aveva pianto un giorno intero quando l'aveva saputo e i toast al burro d'arachidi della mamma non erano riusciti a consolarla.
Il giorno della festa era sgattaiolata dalla classe più veloce che mai, non aveva aspettato neanche Eva e Gaia, le sue migliori amiche; aveva bisogno di starsene da sola. Fece il tragitto lungo per tornare a casa e si fermò un po' al parco, per starsene un po' in altalena a pensare al suo mondo ideale, dove lei era bellissima, famosa, sapeva fare tutto e tutti la volevano. Stava fantasticando di essere invitata ad una festa dal suo attore preferito quando si accorse che c'era qualcuno in difficoltà... Una vecchietta piccola piccola e curva sul suo bastone stava chiamando il suo gatto, che si era arrampicato su un alberello e non accennava a voler scendere. Marianna si avvicinò alla donnina (i suoi le avevano insegnato che bisogna sempre aiutare le persone anziane) e le chiese se aveva bisogno di aiuto.. Era proprio piccola... Persino più bassa di lei!!!.
L'anziana signore rispose: “Moraccio, il mio gatto da passeggio, si è spaventato e adesso non vuole scendere dall'albero... Saresti così gentile da andare a riprendermelo?”.
La bambina guardò il gatto: era nero come la pece e aveva uno sguardo dispettoso. Non era salito molto in alto e Marianna, pur non essendo un'atleta, valutò che poteva farcela facilmente... Per fortuna che indossava la tuta da ginnastica. Si arrampicò fino al ramo dove stava Moraccio e quando arrivò alla sua altezza e allungò una mano verso di lui, il gatto tirò fuori gli artigli e la graffiò sul naso, la bimba perse l'equilibrio e cadde sul sedere, si prese un grande spavento, ma non si fece male. Moraccio scese altezzoso e le passò accanto a coda ritta per poi andare a strusciarsi attorno alle caviglie della vecchietta.
“Hai superato la prova, piccola...” le disse la donna.
“Cosa vuol dire?” chiese Marianna massaggiandosi il posteriore con la mano.
“Mi hai aiutato senza obbiettare e adesso io farò qualcosa per te” disse mentre armeggiava nella borsetta “I miei poteri non sono più quelli di una volta... Posso realizzare un desiderio solo per qualche ora... Cosa desideri di più al mondo, bambina?”.
Marianna pensò che la vecchietta fosse rimbambita, ma decise di assecondarla e di rispondere, per gentilezza: “Vorrei essere... Vorrei essere... Sì... Come la mia compagna di classe... Jennifer, sì, proprio come lei...”.
“Mmm... Quindi vorresti essere una persona diversa” disse la vecchina tirando fuori una caramella mou dalla borsa e porgendola a Marianna “Prendi... E per un po' sarai esaudita... Ma non so quanto mi ringrazierai...”.
Marianna non fece in tempo ad alzare gli occhi dalla caramella (nemmeno le piacevano le mou!) e già la donnina era sparita. Si strinse nelle spalle, scartò la caramella e si avviò verso casa, mentre masticava pensava all'accaduto, quando successe una cosa imprevedibile. Due bambini le passarono accanto in bici e uno di loro fischiò... Come si fa quando si vede una bella ragazza. Inizialmente pensò che l'avesse presa in giro, ma poi si vide riflessa in una vetrina e rimase a bocca aperta: era davvero uno schianto. Era più alta e di un bel po' anche! Era sottile, con il naso alla francese e gli occhi da gattina, i capelli erano lunghi e setosi... Ma era proprio lei? Sì, lo era. Non si era mai sentita più felice. Si voltò e si incamminò verso la casa di Jennifer, non si era mai sentita tutti gli sguardi addosso e... Mamma mia che sensazione! Il solo pensiero di doverci rinunciare la faceva star male. Sarebbe andata da Jennifer e sarebbe stata la regina della festa, tutti avrebbero avuti occhi solo per lei... L'avrebbe umiliata! A questo pensiero si fermò un istante... Ma l'aveva formulato davvero lei? Non si credeva capace di pensare a certe cattiverie. Pensò che non importava e riprese il cammino.
Arrivò ed entrò senza problemi; i genitori di Jennifer avevano aperto la loro villa per il compleanno del loro capolavoro e gli invitati erano tutti in giardino. C'erano proprio tutti... Anche le sue amiche... Quelle brutte traditrici... L'avrebbero pagata! Marianna si portò una mano alla bocca... Ma cosa andava a pensare? Si meravigliò che il suo ingresso non avesse suscitato scalpore, ma poi si accorse che c'erano tante mini – modelle come lei e che, nonostante la sua bellezza notevole, non spiccava particolarmente lì in mezzo. Mentre si aggirava per il parco, furiosa di non essere stata acclamata dalla folla (una parte di lei non capì questo suo stato d'animo) le capitò di sentire alcuni discorsi.
“Bella è bella, non c' è che dire... Ma è noiosa, no?!” disse una bimba
“Ci ho parlato un po' prima... è un'oca più che altro...” rispose l'altra e si misero a ridere.
Marianna le guardò; erano piccole Barbie come lei... Ma si riferivano proprio a Jennifer? Possibile che le sue simili parlassero così di lei?
Passando vicino a due ragazzi, molto alla moda, Marianna sentì un commento per cui la sua nuova lei sorrise, ma la sua vera essenza rabbrividì: “Sai cosa mi ha detto il mio fratellone? Che tra qualche anno sarà famosa per una cosa sola...”. L'altro rispose con una risata scomposta. Ma era proprio Simone quel bambino?
Marianna passò oltre, adesso era vicina ai suoi compagni di classe, emarginati dal resto del gruppo, i cui commenti non erano velenosi... Parlavano del cibo e delle attrazioni della festa, in quel gruppo nessuno parlò di Jennifer, ma qualcuno si riferì a Marianna: “Peccato che la scimmietta non sia venuta...”. “Già... è proprio simpatica anche se non si guarda”. Fu a quel punto che Eva scattò come una molla e si avventò sul malcapitato: “Ma ti sei visto, mostro?!”. Gaia rincarò: “Le dirò come l'hai chiamata al prossimo compito di mate... Noi siamo qui perché speriamo che venga, volevamo convincerla ad andare insieme, ma lei è scappata...”. Marianna si sentì gonfiare il cuore, ma la nuova lei provò una punta di disprezzo per quelle bambine dall'aspetto così banale... "Ma che penso?" si chiese. Passato il gruppo andò a sbattere contro qualcuno, lo guardò e il cuore le sobbalzò: era Johnny, il fratello maggiore di Jennifer, il ragazzo più bello del mondo! Era grande lui... Faceva già la seconda media!
“Ciao!” la salutò “Ti osservo da quando sei arrivata... Ti va un po' di succo?”.
Marianna, tutta rossa, era all'apice della felicità; lo seguì adorante, sotto lo sguardo pungente di molte mini – Barbie.
“Sai” disse lui timidamente mentre le porgeva il bicchiere “La compagnia qui è fiacca... Io non sono uno alla moda e tu? Da come vesti sembri fuori da questo ambiente”.
Era il suo momento, Marianna era al settimo cielo, avrebbe potuto sfoggiare tutta la sua conoscenza in fatto di cinema, libri, arte e l'avrebbe conquistato, ma rimase basita quando sentì uscire dalla sua bocca frasi banali sul suo aspetto, programmi tv e cose che doveva assolutamente comprare... Non riusciva a fermarsi e vide spegnersi molto velocemente l'interesse negli occhi di Johnny che sospirò e disse “Scusa, ma devo andare ora... Somigli molto a... mia sorella, sai?” e si dileguò senza più voltarsi indietro. Marianna sentì un groppo alla gola... Era arrabbiata, ma come aveva potuto perdere un'occasione così? Voleva solo andarsene da lì. Decise di passare dal retro per non vedere e sentire più nessuno, ma invece trovò Jennifer... Era seduta da sola in mezzo ad una montagna di regali e piangeva sommessamente. Quando la vide si asciugò gli occhi e la aggredì: “Sei un'altra di quelle stronzette che mi è venuta a consolare perché Simone preferisce Marta a me? Ma sparisci... Io non ho bisogno di voi... Capito?!”.
La nuova Marianna stava per risponderle in malo modo, ma riuscì a trattenersi ed uscì, sentendosi sollevata e... di nuovo sé stessa. Si guardò di nuovo nelle vetrine durante il ritorno: era di nuovo il brutto anatroccolo.
Prima di tornare a casa passò dal parco. La vecchietta la stava aspettando.
“Dalla tua faccia si direbbe che non è andata molto bene, eh?!”.
Marianna scosse la testa, era delusa e non sapeva più cosa pensare: “Forse non sono una brutta persona... Ma sono brutta e questa è una cosa che non posso cambiare...”.
“Vieni qua, piccola. Voglio farti un regalo” disse la donnina facendo cenno a Marianna di avvicinarsi “Vuoi dare uno sguardo a come sarai da grande?”.
Marianna annuì con energia.
“Bene... Ma c'è una condizione...”
“Cosa?”
“Aiutati, bimba mia... Niente più porcherie a merenda...”
Marianna annuì di nuovo, intimidita “Promesso”.
“Allora guarda dentro la fontana” rispose la signora.
Marianna si sporse e, per un momento, si vide adulta... Mmm... Non sarebbe stata certo Miss Universo, però... Le sue labbra si distesero in un sorriso sincero e quando si voltò la donnina era sparita e le sue amiche le stavano venendo incontro, visibilmente felici di vederla di nuovo.









