
Dire che sono scocciata è un eufemismo: aspetto Lucca Comics praticamente tutto l'anno e, a causa di uno sgradevole imprevisto, mi sono persa il primo giorno.
Pace! Ho deciso di prenderla con filosofia (non è vero: sono incazzata nera), mi rifarò domani. Mi sfogo, intanto, postando il racconto che avevo promesso a inizio ottobre... Lo so: è lungo, troppo lungo per un post. Lo so: è un giorno prima della data prevista, ma beccatevelo lo stesso!!!!! Tanto non lo leggerete oggi: SIETE TUTTI A LUCCA, TRANNE ME! E fatemi almeno scrivere, no?!
L'illustrazione è della bravissima Stefania Aquaro, che avete già sentito lodare molte volte dalla sottoscritta: la trovate, assieme all'inseparabile e altrettanto talentuosa amica e collega, Pamela Poggiali, QUI.
HALLOWEEN
Vera non amava i luoghi senza luce, ma farsi dare della codarda da quei mocciosi soltanto perché era una bambina... Questo no, non lo avrebbe mai accettato. La lite che aveva portato alla loro piccola scommessa era scattata per colpa di uno scherzetto al posto di un dolcetto... Festeggiare Halloween era il sogno di Vera, Stefano e Daniele che, da sempre, desideravano emulare i loro coetanei dei telefilm americani, vagando per la città vestiti da mostri per chiedere dolci. I tre avevano assillato i loro genitori a tal punto che questi, alla fine, si erano arresi e avevano organizzato la serata che i bambini desideravano.
La mamma di Daniele si era occupata di avvertire i vicini, il papà di Stefano aveva tenuto d'occhio i ragazzi durante il loro giro e la festa vera e propria, con tanto di zucche intagliate e festoni a forma di pipistrello si sarebbe svolta a casa di Vera.
Tutto era andato per il meglio, la strega, il vampiro e il fantasma avevano quasi finito il loro giro ed erano carichi di dolci, poi Vera aveva suonato alla porta del signor Citi, un tipo un po' svitato, che riteneva di avere un gran senso dell'umorismo... La bambina era davanti ai suoi due compagni, quando la porta si aprì non vide nessuno davanti a sé, ma alla domanda: “Dolcetto o scherzetto” un mostro verde le balzò davanti gridando “Scherzetto!!!” e Vera cacciò un urlo così forte da far sobbalzare il padre di Stefano in auto. La piccola non smetteva più di gridare, perciò il signor Citi, mortificato per l'accaduto, si tolse la maschera e si scusò più volte, dandole doppia razione di dolci. Inutile dire che Stefano e Daniele l'avevano presa in giro per il resto della serata; la canzonavano dandole della codarda e della femminuccia e lei, che sapeva di avere un gran coraggio, ma che era anche arrabbiatissima con sé stessa per essersi lasciata prendere alla sprovvista, non era riuscita a godersi la festa per la smania di dimostrare ai suoi amici che lei non era una fifona.
Dopo l'ennesima presa in giro, si era voltata stizzita verso i suoi due amici dicendo: “Vogliamo scommettere che io ho il coraggio di fare una cosa che voi non fareste mai?”
“Cosa?” chiese Stefano con aria di sfida.
“Già... Cosa?” ribadì Daniele.
Nel frattempo gli altri bambini ballavano sulle note di Ghostbusters, alcuni genitori erano già arrivati a prendere i propri figli, la festa volgeva al termine.
“Io farò finta di andare a dormire il prima possibile... Voi fate lo stesso... Per fortuna che abitiamo vicini...”.
“Non capisco... Ma che dici?” azzardò Stefano.
“Già... Che dici?” replicò Daniele per non essere da meno.
“Ci troviamo fra un'ora alla statua di quel signore a cavallo... In fondo alla strada... E poi andiamo agli alberi scuri...”.
“Al cimitero???” dissero i bimbi, stavolta all'unisono.
“Ssshhh!!!” li zittì Vera “Passerò lì dentro tutta la notte... Vi farò vedere io chi è la femminuccia”.
Stefano e Daniele si guardarono perplessi. “Cosa scommettiamo?” chiese il primo incrociando le braccia, subito emulato dall'amico.
“Tutti i dolci che ce la faccio” rispose Vera in tono solenne.
“Tutti che non ce la fai” disse Stefano.
“Tutti...” ripeté Daniele.
I bambini si diedero la mano ed ecco fatto: Vera si trovava già da una mezzora nel cimitero e aveva una fifa blu. I suoi due amici la aspettavano fuori, in attesa della sua disfatta, ma lei era una dura e non voleva darla vinta a quei due sbruffoni. Il suo piano era quello di rannicchiarsi in un posto dove ci fosse un po' di luce... Si era vestita con abiti pesanti e si era portata il suo sacco a pelo da campeggio; avrebbe dormito fino all'alba, quando sarebbe sgattaiolata fuori (le sbarre erano così distanziate tra loro che per lei era stato un giochetto passarci in mezzo) per tornare a letto prima del risveglio dei suoi... Facile come bere un bicchier d'acqua!
Nonostante l'atmosfera lugubre, Vera si appisolò quasi subito. Non sapeva quanto tempo aveva dormito quando la foto della lapide a cui si era appoggiata le parlò...
“Psss” le disse la vecchina in bianco e nero “Forse è meglio se ti trovi un nascondiglio...”.
Vera sgranò gli occhi, ma la signora defunta era tornata immobile nel suo posato ritratto.
Fu allora che Vera sentì delle voci che si avvicinavano sempre di più, fece appena in tempo a ripiegare il sacco a pelo e a nascondersi dietro un grande albero vicino alle lapidi...
Quando li vide fu contenta di non essere nella loro visuale, ma le venì la pelle d'oca... Quei quattro tizi con le teste rasate e le scarpe pesanti erano insieme ad un piccolo vampiro e ad un fantasma... Avevano preso Stefano e Daniele! Vera li conosceva di vista quei ragazzi e ne era sempre stata alla larga; erano grandi, andavano già alle medie (da circa sei anni), ma se la prendevano sempre con i bambini gracili, passavano le loro giornate a insultare, terrorizzare e imbrattare. Gli adulti li ritenevano “cani che abbaiano, ma non mordono”, per dirla come il papà, ma forse solo lei e i suoi coetanei avevano intuito quanto i grandi si sbagliavano su questo argomento. Aveva guardato spesso i loro occhi e nei loro sguardi non aveva visto niente di innocuo... Vera sapeva che erano capaci di fare del male e il fatto che avessero legato i suoi amici e adesso stessero discutendo sul da farsi, trascinando le parole, non la tranquillizzava... Anche il re degli stupidi si sarebbe reso conto che quei quattro erano ubriachi fradici. La bimba era in preda al panico, non le passò neanche per la testa il pensiero più razionale: sgattaiolare fino all'uscita e chiamare aiuto. Era immobilizzata dietro il suo nascondiglio e fu un miracolo, quando il grosso ramo nero le batté due volte sulla spalla, come per attirare l'attenzione, che i i ragazzi grandi non avessero sentito il suo grido strozzato.
L'albero, piegando due grossi rami a mo' di braccia si rivolse a Vera con aria accigliata: “Non ti sei stancata di aspettare? Vuoi che quelli la facciano finita con i tuoi amici?!”.
Vera scosse la testa lentamente; non aveva ancora messo a fuoco ciò che aveva visto, quando l'alto albero scosse la sua folta chioma e dal fogliame sgusciarono in varie direzioni delle piccole creature che, in un primo momento, Vera scambiò per uccelli, ma che riconobbe come fate quando le vide ronzare sopra la sua testa... La delusione fu immensa: avevano i dentini aguzzi e i capelli ispidi, non somigliavano per nulla a quelle dei suoi libri illustrati.
“Ahi!” esclamò Vera, massaggiandosi il collo nel punto in cui una fata l'aveva morsa.
“Non lo sai che stanotte la morte ai bimbi fa la corte?” cantilenò la fatina.
“E che il diavolo arrabbiato cerca il furbo che l'ha fregato?” intonò un'altra.
“E che dal buio della caverna adesso è qui Jack la Lanterna?” continuò una terza.
“C'è la zucca da trovare se i tuoi amici vuoi salvare...” finì una quarta.
L'albero scosse i suoi rami per cacciare le fatine che, svelte svelte, andarono a rintanarsi nelle chiome degli alberi vicini. Quando Vera si voltò di nuovo verso la pianta che aveva parlato, questa era tornata nella sua posizione originaria, questa volta furono delle voci alle sue spalle ad attirare la sua attenzione. Si voltò di scatto: vicino alle tombe dove si era riposata c'erano quattro spettri che giocavano a poker.
“Scusate” azzardò la bimba.
“Non vedi che siamo impegnati?” rispose uno spettro calando un tris di donne.
“Ma... Che cosa volevano dire le fate?” continuò Vera.
Gli spettri posarono un attimo le carte e scossero la testa quasi contemporaneamente, poi uno di loro parlò per tutti: “Questi bambini... Non hanno più fantasia... TV e videogiochi li rendono così poco... bambini, appunto...”.
“Già...” commentò un altro spettro “Ma io voglio giocare ora... I vivi non mi interessano più... Le fate ti hanno detto di andare Jack...”.
“Ma...” iniziò Vera.
“Vai incontro al buio e lui verrà incontro a te...” la interruppe il terzo spettro.
“Verso la cripta dell'angelo menestrello...” finì il quarto mentre tutti si dissolvevano e riprendevano la loro partita.
Vera lanciò un'occhiata verso i suoi amici mentre le teste rasate gettavano Stefano e Daniele, ancora legati assieme, in una fossa vuota poi alcuni cominciarono a gettare terra sui due bambini... Tre di loro usando le mani, ma Vera notò che quello che era riuscito a trovare una pala aveva l'espressione più felice del mondo... La bimba scattò verso il monumento dell'angelo con il liuto con una velocità di cui non si riteneva capace; quella zona del cimitero era la più buia, ma adesso non le importava, voleva solo aiutare i suoi amici e quando balzò nelle tenebre si scontrò con Jack... L'oscurità fu rischiarata da una luce brillante, che proveniva da una zucca intagliata usata come lanterna dal bizzarro uomo che le stava davanti: era alto, curvo ed emaciato, forse era vecchissimo, forse solo provato dall'eternità e guardava incuriosito Vera...
“Cosa ci fa in giro una bambina di notte... E nella notte più pericolosa poi?” le chiese Jack.
La piccola scoppiò in lacrime e abbracciò Jack (gli arrivava appena alle ginocchia!), non riusciva a smettere mentre gli raccontava tutta la storia, dallo scherzo del vicino, alla scommessa, fino all'indesiderato epilogo.
Jack non si scompose, si schiarì la voce e si chinò sulla bimba; guardandolo meglio, Vera si rese conto che aveva un aspetto davvero inquietante, tuttavia la sua macabra figura non la spaventava.
“Stai parlando con l'uomo che ha ingannato il diavolo...” si vantò Jack “Non saranno certo quattro sbruffoni ad intimorirmi... Ma tu sei abbastanza coraggiosa per salvare i tuoi amici?”.
“Loro sono nei guai proprio perché io volevo dimostrare di essere coraggiosa...” rispose Vera tirando su col naso “Farò qualsiasi cosa per loro”.
“Bene” disse Jack “Devi attirarli nel buio, nel punto dove ci siamo incontrati... io vado a svegliare alcuni vecchi amici... Ci rivediamo lì” finì avviandosi di nuovo verso l'oscurità.
Vera tirò un profondo sospiro e si avviò a grandi passi verso la fossa dove quei criminali stavano sotterrando i suoi amici.
Quando fu abbastanza vicina gridò a pieni polmoni “Ehi! Teste di rapa! Smettetela subito o chiamo la polizia!”.
I quattro drizzarono le orecchie come animali braccati, ma quando individuarono la bambina si rilassarono subito e partirono tutti all'attacco; per fortuna che l'alcool li aveva resi ancora più lenti e ottusi di quello che erano da sobri... La bimba partì come una gazzella, correndo tra gli alberi scuri, zigzagando fra le tombe, poteva udire le filastrocche delle fate e i mormorii degli spettri, andò più veloce che poté, ma fu acchiappata lo stesso dal più smilzo del gruppo e si sentì perduta... In preda al panico com'era non si era resa conto di essere già arrivata nel buio.
“Cosa facciamo alla ficcanaso?” domandò lo smilzo.
“Io ho tante idee” rispose il tipo più grasso pulendosi il naso con la manica della felpa “Sarà una nottata divertente”.
Un alito di vento gelido freddò questi discorsi e l'oscurità fu squarciata da un piccolo tornado che si diresse impetuoso verso i quattro malcapitati, Vera si divincolò e riuscì a liberarsi dalla presa e corse via, sbattendo di nuovo contro Jack, che la prese in braccio.
“Meglio se stai accanto a me... Le anime inquiete non distinguono tra buoni e cattivi quando hanno fame di vita” disse coprendo gli occhi alla bambina e mettendosi in marcia. I quattro ragazzi erano sbattuti da una tomba all'altra dal ciclone di anime che facevano a gara ad accaparrarsi i loro corpi, lottando tra loro.
“Cosa vuol dire?” domandò Vera.
“Stanotte le anime dei morti hanno l'opportunità di assaggiare di nuovo la vita... Per i tizi laggiù sarà... un'esperienza interessante...” rispose Jack.
“Moriranno?” chiese Vera.
“Se riescono a superare la notte no... Si risveglieranno storditi, questo sì” disse Jack poggiando la bimba davanti alla fossa dove erano stati sepolti Daniele e Stefano.
La bimba aprì gli occhi e vedendo la terra che ricopriva quasi interamente i suoi amici, iniziò a scavare freneticamente, chiamandoli per nome, quando li ebbe liberati tirò un sospiro di sollievo... Respiravano...
“Vado a chiamare aiuto!” disse pulendosi le mani sporche di terra sui vestiti, ma prima di andare si voltò; Jack era ormai lontano, indefinito, rischiarato dall'alba nascente.
“Jaaack... Grazie!” gridò Vera.
Jack alzò una mano in segno di saluto e riprese il suo eterno cammino.
La mamma di Daniele si era occupata di avvertire i vicini, il papà di Stefano aveva tenuto d'occhio i ragazzi durante il loro giro e la festa vera e propria, con tanto di zucche intagliate e festoni a forma di pipistrello si sarebbe svolta a casa di Vera.
Tutto era andato per il meglio, la strega, il vampiro e il fantasma avevano quasi finito il loro giro ed erano carichi di dolci, poi Vera aveva suonato alla porta del signor Citi, un tipo un po' svitato, che riteneva di avere un gran senso dell'umorismo... La bambina era davanti ai suoi due compagni, quando la porta si aprì non vide nessuno davanti a sé, ma alla domanda: “Dolcetto o scherzetto” un mostro verde le balzò davanti gridando “Scherzetto!!!” e Vera cacciò un urlo così forte da far sobbalzare il padre di Stefano in auto. La piccola non smetteva più di gridare, perciò il signor Citi, mortificato per l'accaduto, si tolse la maschera e si scusò più volte, dandole doppia razione di dolci. Inutile dire che Stefano e Daniele l'avevano presa in giro per il resto della serata; la canzonavano dandole della codarda e della femminuccia e lei, che sapeva di avere un gran coraggio, ma che era anche arrabbiatissima con sé stessa per essersi lasciata prendere alla sprovvista, non era riuscita a godersi la festa per la smania di dimostrare ai suoi amici che lei non era una fifona.
Dopo l'ennesima presa in giro, si era voltata stizzita verso i suoi due amici dicendo: “Vogliamo scommettere che io ho il coraggio di fare una cosa che voi non fareste mai?”
“Cosa?” chiese Stefano con aria di sfida.
“Già... Cosa?” ribadì Daniele.
Nel frattempo gli altri bambini ballavano sulle note di Ghostbusters, alcuni genitori erano già arrivati a prendere i propri figli, la festa volgeva al termine.
“Io farò finta di andare a dormire il prima possibile... Voi fate lo stesso... Per fortuna che abitiamo vicini...”.
“Non capisco... Ma che dici?” azzardò Stefano.
“Già... Che dici?” replicò Daniele per non essere da meno.
“Ci troviamo fra un'ora alla statua di quel signore a cavallo... In fondo alla strada... E poi andiamo agli alberi scuri...”.
“Al cimitero???” dissero i bimbi, stavolta all'unisono.
“Ssshhh!!!” li zittì Vera “Passerò lì dentro tutta la notte... Vi farò vedere io chi è la femminuccia”.
Stefano e Daniele si guardarono perplessi. “Cosa scommettiamo?” chiese il primo incrociando le braccia, subito emulato dall'amico.
“Tutti i dolci che ce la faccio” rispose Vera in tono solenne.
“Tutti che non ce la fai” disse Stefano.
“Tutti...” ripeté Daniele.
I bambini si diedero la mano ed ecco fatto: Vera si trovava già da una mezzora nel cimitero e aveva una fifa blu. I suoi due amici la aspettavano fuori, in attesa della sua disfatta, ma lei era una dura e non voleva darla vinta a quei due sbruffoni. Il suo piano era quello di rannicchiarsi in un posto dove ci fosse un po' di luce... Si era vestita con abiti pesanti e si era portata il suo sacco a pelo da campeggio; avrebbe dormito fino all'alba, quando sarebbe sgattaiolata fuori (le sbarre erano così distanziate tra loro che per lei era stato un giochetto passarci in mezzo) per tornare a letto prima del risveglio dei suoi... Facile come bere un bicchier d'acqua!
Nonostante l'atmosfera lugubre, Vera si appisolò quasi subito. Non sapeva quanto tempo aveva dormito quando la foto della lapide a cui si era appoggiata le parlò...
“Psss” le disse la vecchina in bianco e nero “Forse è meglio se ti trovi un nascondiglio...”.
Vera sgranò gli occhi, ma la signora defunta era tornata immobile nel suo posato ritratto.
Fu allora che Vera sentì delle voci che si avvicinavano sempre di più, fece appena in tempo a ripiegare il sacco a pelo e a nascondersi dietro un grande albero vicino alle lapidi...
Quando li vide fu contenta di non essere nella loro visuale, ma le venì la pelle d'oca... Quei quattro tizi con le teste rasate e le scarpe pesanti erano insieme ad un piccolo vampiro e ad un fantasma... Avevano preso Stefano e Daniele! Vera li conosceva di vista quei ragazzi e ne era sempre stata alla larga; erano grandi, andavano già alle medie (da circa sei anni), ma se la prendevano sempre con i bambini gracili, passavano le loro giornate a insultare, terrorizzare e imbrattare. Gli adulti li ritenevano “cani che abbaiano, ma non mordono”, per dirla come il papà, ma forse solo lei e i suoi coetanei avevano intuito quanto i grandi si sbagliavano su questo argomento. Aveva guardato spesso i loro occhi e nei loro sguardi non aveva visto niente di innocuo... Vera sapeva che erano capaci di fare del male e il fatto che avessero legato i suoi amici e adesso stessero discutendo sul da farsi, trascinando le parole, non la tranquillizzava... Anche il re degli stupidi si sarebbe reso conto che quei quattro erano ubriachi fradici. La bimba era in preda al panico, non le passò neanche per la testa il pensiero più razionale: sgattaiolare fino all'uscita e chiamare aiuto. Era immobilizzata dietro il suo nascondiglio e fu un miracolo, quando il grosso ramo nero le batté due volte sulla spalla, come per attirare l'attenzione, che i i ragazzi grandi non avessero sentito il suo grido strozzato.
L'albero, piegando due grossi rami a mo' di braccia si rivolse a Vera con aria accigliata: “Non ti sei stancata di aspettare? Vuoi che quelli la facciano finita con i tuoi amici?!”.
Vera scosse la testa lentamente; non aveva ancora messo a fuoco ciò che aveva visto, quando l'alto albero scosse la sua folta chioma e dal fogliame sgusciarono in varie direzioni delle piccole creature che, in un primo momento, Vera scambiò per uccelli, ma che riconobbe come fate quando le vide ronzare sopra la sua testa... La delusione fu immensa: avevano i dentini aguzzi e i capelli ispidi, non somigliavano per nulla a quelle dei suoi libri illustrati.
“Ahi!” esclamò Vera, massaggiandosi il collo nel punto in cui una fata l'aveva morsa.
“Non lo sai che stanotte la morte ai bimbi fa la corte?” cantilenò la fatina.
“E che il diavolo arrabbiato cerca il furbo che l'ha fregato?” intonò un'altra.
“E che dal buio della caverna adesso è qui Jack la Lanterna?” continuò una terza.
“C'è la zucca da trovare se i tuoi amici vuoi salvare...” finì una quarta.
L'albero scosse i suoi rami per cacciare le fatine che, svelte svelte, andarono a rintanarsi nelle chiome degli alberi vicini. Quando Vera si voltò di nuovo verso la pianta che aveva parlato, questa era tornata nella sua posizione originaria, questa volta furono delle voci alle sue spalle ad attirare la sua attenzione. Si voltò di scatto: vicino alle tombe dove si era riposata c'erano quattro spettri che giocavano a poker.
“Scusate” azzardò la bimba.
“Non vedi che siamo impegnati?” rispose uno spettro calando un tris di donne.
“Ma... Che cosa volevano dire le fate?” continuò Vera.
Gli spettri posarono un attimo le carte e scossero la testa quasi contemporaneamente, poi uno di loro parlò per tutti: “Questi bambini... Non hanno più fantasia... TV e videogiochi li rendono così poco... bambini, appunto...”.
“Già...” commentò un altro spettro “Ma io voglio giocare ora... I vivi non mi interessano più... Le fate ti hanno detto di andare Jack...”.
“Ma...” iniziò Vera.
“Vai incontro al buio e lui verrà incontro a te...” la interruppe il terzo spettro.
“Verso la cripta dell'angelo menestrello...” finì il quarto mentre tutti si dissolvevano e riprendevano la loro partita.
Vera lanciò un'occhiata verso i suoi amici mentre le teste rasate gettavano Stefano e Daniele, ancora legati assieme, in una fossa vuota poi alcuni cominciarono a gettare terra sui due bambini... Tre di loro usando le mani, ma Vera notò che quello che era riuscito a trovare una pala aveva l'espressione più felice del mondo... La bimba scattò verso il monumento dell'angelo con il liuto con una velocità di cui non si riteneva capace; quella zona del cimitero era la più buia, ma adesso non le importava, voleva solo aiutare i suoi amici e quando balzò nelle tenebre si scontrò con Jack... L'oscurità fu rischiarata da una luce brillante, che proveniva da una zucca intagliata usata come lanterna dal bizzarro uomo che le stava davanti: era alto, curvo ed emaciato, forse era vecchissimo, forse solo provato dall'eternità e guardava incuriosito Vera...
“Cosa ci fa in giro una bambina di notte... E nella notte più pericolosa poi?” le chiese Jack.
La piccola scoppiò in lacrime e abbracciò Jack (gli arrivava appena alle ginocchia!), non riusciva a smettere mentre gli raccontava tutta la storia, dallo scherzo del vicino, alla scommessa, fino all'indesiderato epilogo.
Jack non si scompose, si schiarì la voce e si chinò sulla bimba; guardandolo meglio, Vera si rese conto che aveva un aspetto davvero inquietante, tuttavia la sua macabra figura non la spaventava.
“Stai parlando con l'uomo che ha ingannato il diavolo...” si vantò Jack “Non saranno certo quattro sbruffoni ad intimorirmi... Ma tu sei abbastanza coraggiosa per salvare i tuoi amici?”.
“Loro sono nei guai proprio perché io volevo dimostrare di essere coraggiosa...” rispose Vera tirando su col naso “Farò qualsiasi cosa per loro”.
“Bene” disse Jack “Devi attirarli nel buio, nel punto dove ci siamo incontrati... io vado a svegliare alcuni vecchi amici... Ci rivediamo lì” finì avviandosi di nuovo verso l'oscurità.
Vera tirò un profondo sospiro e si avviò a grandi passi verso la fossa dove quei criminali stavano sotterrando i suoi amici.
Quando fu abbastanza vicina gridò a pieni polmoni “Ehi! Teste di rapa! Smettetela subito o chiamo la polizia!”.
I quattro drizzarono le orecchie come animali braccati, ma quando individuarono la bambina si rilassarono subito e partirono tutti all'attacco; per fortuna che l'alcool li aveva resi ancora più lenti e ottusi di quello che erano da sobri... La bimba partì come una gazzella, correndo tra gli alberi scuri, zigzagando fra le tombe, poteva udire le filastrocche delle fate e i mormorii degli spettri, andò più veloce che poté, ma fu acchiappata lo stesso dal più smilzo del gruppo e si sentì perduta... In preda al panico com'era non si era resa conto di essere già arrivata nel buio.
“Cosa facciamo alla ficcanaso?” domandò lo smilzo.
“Io ho tante idee” rispose il tipo più grasso pulendosi il naso con la manica della felpa “Sarà una nottata divertente”.
Un alito di vento gelido freddò questi discorsi e l'oscurità fu squarciata da un piccolo tornado che si diresse impetuoso verso i quattro malcapitati, Vera si divincolò e riuscì a liberarsi dalla presa e corse via, sbattendo di nuovo contro Jack, che la prese in braccio.
“Meglio se stai accanto a me... Le anime inquiete non distinguono tra buoni e cattivi quando hanno fame di vita” disse coprendo gli occhi alla bambina e mettendosi in marcia. I quattro ragazzi erano sbattuti da una tomba all'altra dal ciclone di anime che facevano a gara ad accaparrarsi i loro corpi, lottando tra loro.
“Cosa vuol dire?” domandò Vera.
“Stanotte le anime dei morti hanno l'opportunità di assaggiare di nuovo la vita... Per i tizi laggiù sarà... un'esperienza interessante...” rispose Jack.
“Moriranno?” chiese Vera.
“Se riescono a superare la notte no... Si risveglieranno storditi, questo sì” disse Jack poggiando la bimba davanti alla fossa dove erano stati sepolti Daniele e Stefano.
La bimba aprì gli occhi e vedendo la terra che ricopriva quasi interamente i suoi amici, iniziò a scavare freneticamente, chiamandoli per nome, quando li ebbe liberati tirò un sospiro di sollievo... Respiravano...
“Vado a chiamare aiuto!” disse pulendosi le mani sporche di terra sui vestiti, ma prima di andare si voltò; Jack era ormai lontano, indefinito, rischiarato dall'alba nascente.
“Jaaack... Grazie!” gridò Vera.
Jack alzò una mano in segno di saluto e riprese il suo eterno cammino.

